
In questi giorni circolano diverse notizie sulla difficile situazione del Canile della Muratella: cambi di gestione, personale che non riceve lo stipendio da mesi per un “disguido tecnico”, nuovi dipendenti pronti a prendere posizione senza le giuste qualifiche, il comune di Roma che non vuole rinnovare i contratti al personale già operante nel settore.
Molte persone diranno che ci sono cose molto più gravi che accadono a Roma o in Italia o nel mondo, a me, invece, viene in mente una frase sentita non ricordo più dove: “è da come tratta i più deboli che si capisce di che pasta è fatto un uomo”.
In questo caso si potrebbe dire: “è da come si comporta con i più deboli che si capisce di che pasta è fatto un Governo”.

Io non voglio mettermi a discutere sull’importanza che può avere un centro per la raccolta dei cani rispetto ad altre strutture sociali ma i cani ci sono, è un dato di fatto, vivono con noi, tra di noi, nella maggior parte dei casi siamo noi che li abbiamo messi per strada, abbandonandoli, sono una parte importante della nostra struttura sociale che non possiamo ignorare nascondendo dietro quattro sudice mura. Meritano di ricevere delle cure adeguate, di essere accuditi in modo corretto, non di diventare un banale passaggio di consegne da un capoufficio all’altro.
E’ risaputo che la gestione di un “canile” muova parecchi soldi, e possa, perciò, far gola a parecchie persone, (sono tristemente noti gli episodi di molti canili-lager scoperti ultimamente), ma una società che vuole chiamarsi civile non può permettersi certe nefandezze neanche se si tratta di cani. Oltre alla normale burocrazia che può essere svolta da qualunque buon impiegato, ci sono lavori che vanno al di là di uno stipendio mensile, che richiedono passione, che ripagano per il semplice fatto essere riusciti ad alleviare le sofferenze di qualcuno o di averlo reso felice. Persona o animale che sia, bianco o nero che sia, governo di destra o di sinistra che ci sia.
E’ a questo che dobbiamo mirare per poterci definire una società civile.
Per ulteriori info:
http://www.romatoday.it/municipio/15-arvalia/magliana/canile-muratella-occupazione-a-rischio-100-posti-di-lavoro.html http://www.usiait.it/testi/rm120105.htm







fintanto ci saranno canili come campi di concentramento, il sistema e al cultura che vi sottende non farà quel salto di qualità dovuto. Per evitare tutto questo bisogna sterilizzare, “chiudere i rubinetti” come è stato detto al convegno ella Dorothea Friz.
Il futuro, spero non troppo lontano deve essere quello dei presidi zooantropologici, centri di servizio cinofilo. Non ci sarà più sperpero di denaro, ma la spesa, ridotta servirà al reale bene del cane.
Raffaela
Triste ma vero. Ma fino a qualche anno fa non se ne parlava neanche e i diritti degli animali erano a zero, questo mi fa sperare che anche se la strada è ancora in salita, qualcosa cominci a cambiare.
Sì è vero che i canili non devono essere delle prigioni ma bisogna comunque intanto fare qualcosa trovare delle soluzioni, anche se provvisorie…si può fare qulacosa di concreto? c’è una petizione?
ma cosa si deve fare per non far chiudere questo “UNICO” in effetti posto per questi poveri anumali ? Chi devo smuovere ?
Detto tra noi non ci si capisce niente, anzi non ti ci fanno capire niente.
Ormai la questione è diventata un botta e risposta tra l’Associazione Volontari Canile di Porta Portese e il Comune di Roma, un gioco al rimpiattino su chi sia la causa di questa terribile situazione.
Da una parte si accusa di tagli ai fondi e stipendi non pagati e dall’altra si rinfaccia lo sperpero di denaro e i fondi mal gestiti (pare che dell’enorme cifra data al canile solo l’8% sia effettivamente per i cani).
Chi ci rimette? come al solito i poveri cani. Io continuerò a cercare notizie fresche su internet e a tenervi aggiornati, almeno che se ne parli!!!